
Sogetsu è una delle diverse scuole di ikebana, nota per la filosofia secondo cui si possono disporre materiali diversi dai fiori. Jyulian porta avanti quello spirito con cetrioli, daikon, melone d'inverno, anguria, soffioni di tarassaco, patatine. Il suo unico principio è non affidarsi mai alla bellezza dei fiori. Grazie a quella regola, i materiali quotidiani arrivano in galleria prima di qualsiasi fiore.
I suoi titoli sono tutt'altro che ordinari. Nomi assurdi come Il ritorno dei cavalieri del tarassaco, Il futuro dell'economia giapponese disposto in fiori, Battaglia d'amore tra funghi sono attaccati a ogni opera. Ogni pezzo è accompagnato da una didascalia che descrive un mondo inventato. Jyulian chiama la propria estetica «dreamcore». È uno stile che cancella il confine tra il surreale e il quotidiano.
Sogetsu sostiene da tempo che se non ci fossero piante sulla Terra, si potrebbero disporre pietre al loro posto. Jyulian sta traducendo quello spirito con materiali contemporanei. L'ultima riga della sua bio Instagram, scritta in arabo, si conclude così: «È solo un negozio di fiori». Le parole sono umili, ma ciò che dispone è tutt'altro che fiori.







Domande frequenti
Chi è Alexander Jyulian?
Alexander Jyulian è un artista di ikebana di Tokyo che di giorno lavora in un'azienda di piante e dopo il lavoro diventa un «dark florist». Ha ottenuto il diploma di maestro della scuola Sogetsu a 27 anni e presenta lavori che riempiono lo spazio con materiali quotidiani come cetrioli, daikon e patatine al posto dei fiori.
Cos'è la scuola Sogetsu?
Sogetsu è una delle diverse scuole di ikebana, con la filosofia che si possono utilizzare anche materiali diversi dai fiori. È il luogo che da tempo sostiene che «se non ci fossero piante sulla Terra, si potrebbero disporre pietre», e Alexander Jyulian sta portando avanti quello spirito con materiali contemporanei.
Come ha allestito Alexander Jyulian lo spazio della collaborazione Prada·Gentle Monster?
Ha sepolto poltrone da teatro sotto riso ed erba. Ha riempito lo spazio infilando nei vasi materiali quotidiani come cetrioli, daikon, melone d'inverno, anguria, soffioni di tarassaco e patatine al posto dei fiori, e ha dato a ogni opera titoli di mondi immaginari come «Il ritorno dei cavalieri del tarassaco».