
La maglieria di Tanja Vidic trascende l'abbigliamento e si avvicina alla scultura. La silhouette, che si completa quando neon, nero e bianco si incontrano e avvolgono il corpo a strati, scorre lungo i contorni del corpo mantenendo al contempo una trama densa e rigida che cattura l'attenzione. Quest'opera dimostra la coesistenza della fluidità intrinseca della maglieria e della struttura architettonica, mostrando come la moda possa espandersi nell'arte tridimensionale.
La tecnica di gradazione dal bordo del capo verso i toni acromatici è particolarmente sorprendente. Come ombre che si diffondono attraverso il tessuto, le transizioni cromatiche cambiano con il movimento di chi le indossa, sfumando il confine tra indumento e corpo. Le sezioni bianche ricordano una tela di ragno drappeggiata sulla forma, aggiungendo delicati effetti di stratificazione. Non si tratta semplicemente di collocazione del colore, ma della tessitura di luce e ombra in forma tessile.
Tanja Vidic reinterpreta l'arte tradizionale del lavoro a maglia come linguaggio scultoreo contemporaneo, proponendo la moda come scultura indossabile. Il suo lavoro ci ricorda l'essenza della moda: che si completa solo quando materiale, colore e forma convergono in un'unica visione coesa.
La tecnica di gradazione dal bordo del capo verso i toni acromatici è particolarmente sorprendente. Come ombre che si diffondono attraverso il tessuto, le transizioni cromatiche cambiano con il movimento di chi le indossa, sfumando il confine tra indumento e corpo. Le sezioni bianche ricordano una tela di ragno drappeggiata sulla forma, aggiungendo delicati effetti di stratificazione. Non si tratta semplicemente di collocazione del colore, ma della tessitura di luce e ombra in forma tessile.
Tanja Vidic reinterpreta l'arte tradizionale del lavoro a maglia come linguaggio scultoreo contemporaneo, proponendo la moda come scultura indossabile. Il suo lavoro ci ricorda l'essenza della moda: che si completa solo quando materiale, colore e forma convergono in un'unica visione coesa.






