
La designer Lydia Chelovska dissolve il confine tra moda e oggetti domestici per visualizzare il doppio carico del lavoro femminile. Nel suo lavoro, le modelle portano ferri da stiro al posto delle borse, le scarpe sono dotate di ruote e gli abiti si fondono con i tubi dell'aspirapolvere. Non si tratta di mera sperimentazione formale: è un linguaggio visivo tagliente che cattura l'inesorabile fatica richiesta alle donne nel destreggiarsi tra ufficio e casa.
Chelovska mette in luce la resilienza e la resistenza delle donne intrappolate nel ciclo ripetitivo delle faccende domestiche e della vita professionale. Gli oggetti nelle sue creazioni non fungono da ornamento, ma da dispositivi rivelatori, criticando con ironia e incisività le strutture di lavoro di genere che restano irrisolte nella società contemporanea.
La collisione tra oggetti domestici quotidiani e sartoria genera dissonanza, eppure è proprio in quella disarmonia che ci troviamo a confrontarci con una realtà a lungo trascurata. Attraverso il medium della moda, Lydia Chelovska risponde al rumore del lavoro domestico, proponendo una prospettiva inedita sulla vita delle donne.
Chelovska mette in luce la resilienza e la resistenza delle donne intrappolate nel ciclo ripetitivo delle faccende domestiche e della vita professionale. Gli oggetti nelle sue creazioni non fungono da ornamento, ma da dispositivi rivelatori, criticando con ironia e incisività le strutture di lavoro di genere che restano irrisolte nella società contemporanea.
La collisione tra oggetti domestici quotidiani e sartoria genera dissonanza, eppure è proprio in quella disarmonia che ci troviamo a confrontarci con una realtà a lungo trascurata. Attraverso il medium della moda, Lydia Chelovska risponde al rumore del lavoro domestico, proponendo una prospettiva inedita sulla vita delle donne.







