
Chi siamo e dove stiamo andando? Eppure non è un pessimista riguardo alla tecnologia. Custic afferma che può essere uno strumento per celebrare i molteplici modi in cui una persona può essere. La prima immagine, circondata da decine di tablet e schermi, mostra quella convinzione in azione. Lo schermo non è uno strumento di frammentazione ma di amplificazione.
Ultimamente si è allontanato dal massimalismo sfarzoso per sperimentare con immagini più essenziali. Dove l'ornamento è stato rimosso, posa il proprio corpo, così com'è. La terza immagine, costruita con specchi e pannelli neri, rivela questo cambiamento. Il corpo diventa uno spazio espositivo e la struttura rimane minimale. La piccola cornice appesa al petto appartiene a questa corrente attuale.
Nel lavoro in cui un volto è proiettato su un volto, viene utilizzata la tecnologia di facemapping. La maschera digitale si muove in tempo reale, seguendo la sua espressione. Quando i suoi occhi vacillano e le labbra tremano, anche il volto proiettato vacilla. Assomiglia all'altro sé che incontriamo sugli schermi ogni giorno.
Il lavoro di Custic sperimenta l'idea che la tecnologia possa espandere l'identità, non cancellarla. Schermi e specchi, dispositivi e corpo si mescolano, e la domanda si fa più grande. L'altro sé che incontri dentro lo schermo è reale, oppure è ornamento?







Domande frequenti
Chi è Filip Custic?
Filip Custic è un artista di arte contemporanea che spazia tra fotografia, performance, scultura e video. Al centro del suo lavoro c'è sempre il corpo, al quale aggiunge schermi e specchi e su cui proietta altri volti per esplorare il rapporto tra tecnologia e identità.
Quale tecnologia utilizza Filip Custic nel suo lavoro?
Filip Custic utilizza la tecnologia di facemapping per proiettare in tempo reale una maschera digitale sul volto. Il volto proiettato si muove seguendo le espressioni, rivelando un altro sé dentro lo schermo.
Come è cambiata la direzione recente del lavoro di Filip Custic?
Recentemente Filip Custic si è allontanato dal massimalismo sfarzoso per sperimentare con immagini più essenziali. Nello spazio liberato dall'ornamento posa il proprio corpo così com'è, mantenendo la struttura al minimo e facendo del corpo uno spazio espositivo.